Pubblicata il 04/01/2019

Calcio - Supercoppa in Arabia Saudita: un pallone conteso tra l'egemonia del denaro ed un paese ostile alle donne (con pochi diritti). Ma ne vale la pena disputare la partita?

 

Calcio - Il 16 gennaio a Jeddah, in Arabia Saudita è in programma la partita di Supercoppa tra Juventus e Milan. Non mancano di certo, le tante giustificate polemiche. Anzitutto occorre affermare e ricordarsi che la Lega Calcio Italiana ha fatto disputare una partita di tutti i campionati italiani, con un segno sul volto di tutti i giocatori, contro la violenza sulle donne. Il caso vuole che in Arabia Saudita si giochi una partita tra squadre italiane. Un paese in cui l'egemonia del denaro, degli idrocarburi, hanno la meglio sui diritti degli esseri umani e sopratutto nei confronti delle DONNE. Già: perchè prima fare gesti contro la violenza sulle donne, per poi far disputare una partita in un paese in cui moltissime donne vengono violentate, stuprate e segregate in casa ed hanno pochi diritti? Si pensi che fino ad un anno fa, l'Arabia Saudita era l'unico paese in cui alle donne era vietato guidare un'auto, (diritto poi concesso dopo lunghe battaglie). Ma non è solo il caso delle donne, perchè in Arabia Saudita, vengono puntualmente giustiziati i dissidenti politici. Il calcio italiano è in buona compagnia: sono tanti i Paesi, compresa l'Italia, che vendono armi al regime saudita impegnato nel devastante e dimenticato conflitto in Yemen, con l'immane strage di civili e bambini, che proprio Khashoggi illuminava con i suoi articoli. Ed allora è il caso di giocare Juventus - Milan? I valori dello sport, possono essere trasmessi in paesi molto arretrati dal punto di vista sociale? Difficile rispondere. Allo stadio di Jeddah le donne potranno accedere in un'area a loro dedicata, non come in tutti i paesi del mondo, ovunque nello stadio liberamente. Sopratutto: lo sport deve badare agli avvenimenti politici di uno Stato e da essi esserne influenzato? A parer nostro è lo Stato ospitante che deve adeguarsi ai valori trasmessi da sport come il calcio, la Formula 1, o il tennis, lasciando libera scelta a uomini e donne o chiunque sia, di vestirsi, tifare e partecipare su un piano equo, di eguaglianza per tutti, non di divisione sociale o supremazia di un genere/partito su un altro.  Non perdiamo la speranza che dallo sport possa arrivare un segnale chiaro: in nome dei diritti umani e nel rispetto della dignità e integrità delle donne. Non è giusto far giocare la finale di Supercoppa italiana a Jeddah. Perchè la Lega non prende posizione e retrocede? Per paura di perdere i 20 milioni di euro concordati per far disputare le partite? Beh, allora si, sarebbe la prova tangibile ed inconfutabile che il calcio non si arresta ad essere macchiato ed influenzato dal tiranno potere del denaro.

 

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Redazione C48